Quando la scoliosi è di lieve entità, il trattamento risulta essere una forma di prevenzione primaria: il paziente, in realtà, non può ancora essere considerato tale, ma è solo portatore di un rischio di patologia. Questa fase terapeutica potrebbe riguardare anche i paramorfismi (atteggiamenti posturali), che nel 99% dei casi si risolvono attraverso all’esercizio fisico.

Tuttavia, un secondo aspetto da valutare è quello della prevenzione secondaria, vale a dire considerare il trattamento per evitare i danni conseguenti alla presenza della patologia.

Infine, va considerata la prevenzione terziaria, spesso fatta coincidere direttamente con la riabilitazione e il recupero dall’intervento chirurgico.

È bene ricordare che l’obiettivo principale non è un rachide dritto, bensì una colonna vertebrale che permetta una buona funzionalità in età adulta, nel contesto di un corpo e di una psiche ben sviluppati.

Il protocollo del trattamento conservativo per la scoliosi viene rappresentato dallo Schema di Approccio Pratico (PAS), che tiene in considerazione l’entità della gravità, l’età del paziente e il valore di Risser (maturità scheletrica), al fine di adottare un trattamento con corsetto o perseguire la strada degli esercizi fisioterapici specifici (PSSE).

I PSSE hanno l’obiettivo di migliorare l’approccio neuromotorio, biomeccanico, organico e psicologico, attraverso:

  • Rieducazione posturale;
  • Rafforzamento muscolare;
  • Sviluppo delle reazioni di equilibrio;
  • Mobilizzazione articolare;
  • Educazione ergonomica;
  • Sviluppo della funzione respiratoria;
  • Attivazione del metabolismo;
  • Sviluppo di un’immagine positiva del corpo.

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